ITINERARI TEMATICI NEL MUSEO DONIZETTIANO
L’accesso alla splendida sala centrale del Museo, di gusto neoclassico e affrescata da Vincenzo Bonomini, avviene attraverso un atrio che si può considerare parte del Museo stesso, poiché lungo le pareti perimetrali scorre una interessante galleria di ritratti di musicisti ad opera dei grandi della pittura bergamasca dell’Ottocento. A sinistra dell’ingresso si osservano “Gaetano Donizetti” di Ponziano Loverini, “Amilcare Ponchielli” di Cesare Tallone, “Giovanni Simone Mayr” di Enrico Scuri, “Vincenzo Petrali” di Cesare Tallone, “Pietro Rovelli” di Enrico Scuri. Procedendo lungo il lato destro (al centro del quale si apre l’ingresso del museo) si segnalano “Antonio Dolci” e “Alessandro Nini” di Giuseppe Villosi.
Il percorso di visita all’interno del Museo prevede diversi itinerari: numerosi dipinti (di Diotti, Villosi, Coghetti) ornano le pareti e consentono di proseguire la lettura della ritrattistica locale iniziata nell’atrio; gli strumenti musicali offrono un piccolo ma significativo spaccato dell’evoluzione nel corso del XIX secolo; testimonianze personali ripercorrono le vicende biografiche e artistiche di Gaetano Donizetti; documenti e rappresentazioni iconografiche ricostruiscono il contesto dei teatri, degli impresari, degli interpreti nel quale ha operato il compositore e nel quale si è consolidata la sua fama dopo la morte.

Un breve itinerario di visita può dunque seguire la vita del maestro dalla nascita (nella prima vetrina si segnala il disegno su carta di Francesco Coghetti che ritrae i genitori del musicista), proseguendo con la stesura delle prime esercitazioni scolastiche scritte sino al 1815 sotto la guida del suo maestro Giovanni Simone Mayr (nella seconda vetrina se ne possono vedere gli autografi). Per quanto riguarda la produzione artistica si segnalano: il libretto di Morelli per l’Enrico di Borgogna, opera prima rappresentata a Venezia nel 1818; i manoscritti originali delle composizioni sacre e da camera, che Donizetti continuò a comporre ed eseguire insieme a Mayr prima e dopo il soggiorno bolognese; il preziosissimo autografo della partitura del II atto dell’Elisir d’amore (opera della quale si conservano anche i disegni di Sanquirico per le scenografie scaligere). Numerosi gli oggetti d’uso appartenuti al maestro, come i suoi necessaire da viaggio e la pipa turca ricevuta in dono dal fratello Giuseppe e, nella seconda stanza, il letto e la poltrona utilizzati da Donizetti durante la sua lunga malattia. Testimonianze diverse documentano il mito che ha accompagnato la figura del compositore in vita e dopo la morte.

Tra gli strumenti musicali presenti si trovano lo splendido fortepiano Bosendorfer, acquistato da Donizetti nel 1844 per la baronessa Rota Basoni. Di grande valore storico e artistico anche il pianoforte a coda del musicista proveniente dalla casa della famiglia della moglie, Virginia Vasselli: sul coperchio è riportato un brano della lettera con la quale lo stesso Donizetti ne definiva la conservazione come luogo assoluto della memoria del suo operato: “Non vendere – scriveva – per qualunque prezzo quel pianoforte che racchiude tutta la mia vita artistica dal 1822 (…) là vi mormorano le Anne, le Marie, le Fauste, le Lucie (…)”.
Una terza sala è dedicata all’esposizione di altri strumenti musicali, tra questi: un fortepiano Kaspar Lorenz appartenuto a Giovanni Simone Mayr; due armonium ottocenteschi, un Fourneaux (uno dei primi prodotti) e un Graziano Tubi con un dispositivo elettromeccanico di registrazione su carta; un’intera raccolta di strumenti a fiato della prima metà dell’Ottocento, tra cui un clarinetto d'amore fabbricato da Lange di Torino; un violoncello piccolo appartenuto ad Alfredo Piatti.
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